da: Quotidiano di Foggia del 07 Settembre 2006.
Dossier / Il paesaggio della Capitanata stà cambiando, con potenziali rischi anche per il turismo.
FOGGIA - Di chi è iI paesaggio? Sulla questione si accapigliano i giuristi. Ma la risposta più immediata e più vera è quella che darebbe l'uomo della strada, quella che si può leggere in ogni buon manuale di educazione civica: il paesaggio è cosa pubblica, quindi il paesaggio appartiene a lutti noi, ed ogni sua alterazione, tanto più quando è destinata a protrarsi nel tempo, dovrebbe essere qualcosa che ci riguarda direttamente, come la facciata del nostro condominio. Il paesaggio, insomma, è una ricchezza di tutti, che come ogni bene andrebbe almeno tutelato.
Invece così non è. Soprattutto in Capitanata, dove si sta disputando una partita energetica che corre il rischio di avere pochi vincitori e tantissimi sconfitti: i cittadini, appunto. Lasciamo da parte, in questo dossier, i casi clamorosi come la centrale termoelettrica di San Severoche tra qualche giorno tornerà a far parlare dì sé, perché scadrà il periodo di tempo concesso dal Ministero per verificare la legittimità dell'opera ed ottenere il rilascio dei permessi geologici.
C'è una moratoria, già scaduta,i cui devastanti effetti si stanno già vedendo, ed è quella relativa alle pale «eoliche. Il governo regionale aveva disposto la sospensione di un anno della realizzazione degli impianti nella speranza cheì comuni rallentassero il rilascio delle concessioni. Macché.
DOPO LA MORATORIA, PIÙ FORTE DI PRIMA
Pala selvaggia ha ripreso, più forte di prima. Chiariamo però subito una cosa: non siamo pregiudizialmente contro l'energia eolica, anzi. Tra le fonti rinnovabili è quella più pulita, e maggiormente remunerativa. Il problema sorge quando, come nel caso della Capitanata, si concentra un numero eccessivo di impianti all'interno di un territorio che vede nel paesaggio una delle sue più significative risorse di sviluppo. Senza un'ottica programmatoria.
La provincia di Foggia è, nello stesso tempo, tra le provincia Italiane in cui ricade il maggior numero di parchi eolici e la più elevata densità di aree protette, destinate a parco naturale. Come la mettiamo? Tra qualche anno avremo pale anche sul Garga? Forse no, ma ci siamo quasi.
Dalle colline de! Subappennino, le cui creste sono ormai tutte ricoperte di eliche, con tanti saluti al progetto di farne un "parco diffuso" di cui si era parlata negli anni scorsi, i parchi eolici sono ormai approdati anche alla pianura del Tavoliere. A Foggia si discute e si polemizza sulla possibilità d ì concedere l'autorizzazione per la realizzazione di un parco a Ponte Albanito, nella direttrice verso Troia, comune al quale spetta il record del maggior numero di concessioni rilasciate: si parla di più, di 150 impiantì che sono sorti o stanno per sorgere, tra la cittadina subappenninica ed il capoluogo, e tra Troia ed Orsara.
Intanto (vogliamo sottolinearlo per quanti non se ne fossero accorti) i parchi fino ad oggi realizzati hanno reso "invisibile" dalla piana la Cattedrale romanica che ospita il celebre rosone e che viene ritenuto tra i più significativi monumenti pugliesi.
Le pale lambiscono ormai anche il perìmetro del Parco del Gargano: un parco di una certa consistenza sta sorgendo sulle prime balze della Montagna del Sole, tra Poggio Imperiale e Lesina.
Modificare il paesaggio non è cosa da poco, perché reca alterazioni che producono ì loro effetti per decenni, forse per sempre. Ed il peggio è che non se ne parla o, quando se ne parla, lo si fa per la ragione opposta: per sollecitare meno vincoli alla realizzazionedel parchi. Nel tentativo di correre ai ripari, la Giunta Regionale pugliese ha ulteriormente inasprito le norme che disciplinano la realizzazione dei parchi stabilendo che i Comuni debbano preventivamente dotarsi di un apposito piano regolatore generale.
L'ASSINDUSTRIA DAUNA E PALA SELVAGGIA
La decisione ha scatenato le ire della sezione energia dell'Associazione Provinciale degli Industriali di Capitanata che nel settore dell'eolico hanno fatto considerevoli investimenti. Il responsabile della sezione ha espresso senza mezzi termini la preoccupazione che la stretta decisa dalla Regione favorisca, di fatto, un altro business miliardario che si sta addensando sulle nostre teste: i parchi eolici marini che dovrebbero sorgere nelle acque del golfo di Manfredonla assestando quasi certamente un colpo mortale alle residue speranze di valorizzazione turistica dell'area Sipontina.
Ma chi guadagna, e chi perde, inquesto vorticoso busìness? Non è difficile capire chi perde: tutti noi, possessori di quel bène intangibile ma nello stessa tempo dannatamente concreto che è il paesaggio. Sul "chi guadagna", il discorso è un tantino più complesso.
Generalmente, l'approccio delle società produttrici di energia eolica ha luogo direttamente nei confrontidell'agricoltore, che deve mettere a disposizione la terra su cui verrà installatala pala, con l'allettante proposta di incassare un bel po' di euro senza fare niente. Basta mettere a disposizione per un periodo di tempo compreso tra i 25 ed i 30 anni un po' di terreno per garantirsi una "rendita fondiaria" di notevole entità che, a seconda del tipo di impianto, di contratto e di offerta, varia dai tremila ai cinquemila euro a Kwh.
Una rendita sei volte superiore all'attuale integrazione comunitaria sul prezzo del grano che spingerebbe chiunque a rinunciare a qualsiasi coltivazione.
Nel capitolo di "chi perde" potrebbe alla lunga, essere annoverata anche l'agricoltura, dato che quel terreno, occupato da qualche pala, potrebbe essere abbandonato, in quanto non vi sarebbe più alcun interesse a coltivarlo.
Ci guadagna molto l'azienda che produce energia. Gli esperti valutano che un impianto di media dimensione riferito ad una sola pala annualmente produca un margine lordo di _ 2.605.000 già decurtatodei costì di gestione. Se lo moltìplichiamo per la potenza nominale di un impianto di 40 pale da 2,0 Mwatt si ottiene un margine lordo annuo di oltre 50 milioni di euro, 100 miliardi delle vecchie lire.
UN PARCO, 100 MILIARDI L'ANNO DELLE VECCHIE LIRE
A guadagnarci sono naturalmente anche le amministrazioni comunali, che incassano le royalties delle concessioni: un bel po' diì danaro fresco che affluisce nelle casse comunali, il che non è poco, in tempi di vacche magre per la finanza locale, e non è un caso che all'allettante opportunità offerta dall'eolico abbiano ceduto tutte le amministrazioni, da quelle di centrosinistra a quelle di centrodestra. Con qualche caso limite, come a Troia (amministrazione di centrodestra), ma senza escludere fuori all'occhiello della "primavera pugliese" del centro-sinistra, come la Giunta Ciliberti a Foggia, che si sta facendo tentare dalla proposta di Ponte Albanito.
Queste cifre fanno capire benissimo l'entità del business che si sta realizzando sulta testa (è ilI caso di dirlo) dei cittadini della Capitanata. Nel silenzio e nel disinteresse generale, fatte salve le associazioni ambientaliste che, con la Lìpu in testa, stanno cercando di affrontare l'ecomostro. (Nel sito della Lipu di Capitanata, all'area download, è presente una ricchissima documentazione su quello che viene definito lo scempio eolico, all'indirizzo web: http://www.lipucapitanata.it/areadownload.htm). Sembra che l'impatto ambientale provocato dai parchi eolici non si limiti soltanto alle alterazioni paesaggistiche ma coinvolga anche l'equilibrio ambientale, soprattutto ai danni dei volatili, che fuggono dalle aree delle pale, e qualche volta muoiono, scontrandosi con le eliche.
Il problema è che, ancora una volta, il destino d'una ricchezza naturale del territorio (il paesaggio) viene deciso da altri, e sulla testa dei cittadini, come già accadde negli anni Sessanta, a proposito del metano. Eppure, la provincia di Foggia è, potenzialmente, una autentica "terra promessa" promessa per quanto riguarda la produzione di energia alternativa, cioè da fonti rinnovabili. Come nel 1960, sulle ragioni di una corretta programmazione ed uso razionai e del territorio hanno prevalso quelle del "dio denaro".















in spagna sono a 8000 in italia solo 500 eppure abbiamo una superfice
marina superiore ed adatta a produrre energia eolica .
Berlusconi vuole energia dal carbone , vuole farci morire
tutti di cancro .
i nostri politici sono impazziti non sfruttano la opportunita di avere
l'energia pulita da un paese che puo dare almeno il 49 per cento del
fabbisogno con l'eolico .
infine non bisogna dimenticare che i paesi emergenti come cina ed india
fanno le guerre come in nepal per avere la egemonia del carbone .
noi siamo reduci da una guerra infinita in iraq non possiamo fare guerre
per tutto il pianeta quando senza guerre possiamo ottenere la nostra energia -.
Scritto da: fred | 09 aprile 2008 a 06:09